Il ministro Fontana: “Servono soldi o posso lasciare” - La Stampa

6 agosto 2018

Intervista pubblicata su La Stampa del 6 agosto 2018:

Visto sulla spiaggia di Milano Marittima, il nuovo uomo nero della politica italiana non appare troppo inquietante. Lorenzo Fontana, ministro della Famiglia e ideologo della Lega, arriva in maglietta, bermuda e infradito. Anche se, a guardare bene, la polo è una Fred Perry, la griffe più amata dalla destra.

Fontana, perché vuole abrogare la legge Mancino?
«Perché è una legge giusta usata per fini sbagliati. Benissimo perseguire i razzisti veri. Ma il problema è che ormai tutto quello che non si uniforma al pensiero unico e al mainstream globalista diventa razzismo. Così è passata l’equazione che chi è contrario all’immigrazione incontrollata sia razzista. Ma fermare l’invasione e difendere la propria cultura non sono forme di razzismo. Sono legittime scelte politiche che non possono essere negate per legge. Del resto, sulla base della legge Mancino fu accusata anche Oriana Fallaci».

La legge serve magari a contrastare l’ondata xenofoba che sta attraversando la società italiana...
«Bisogna distinguere. Va bene punire i razzisti veri. Non va bene usare l’accusa di razzismo come una clava contro chi la pensa diversamente. Salvini e la Lega non sono razzisti»,

E lei? «Nemmeno io. Anche solo per il fatto che, essendo notoriamente cattolico, se fossi razzista sarei in contraddizione con me stesso».

In ogni caso, appare curiosa la sua tempistica: chiedere di abrogare la legge antirazzista nel momento in cui imperversa il razzismo. «Diciamo che sono stufo e anche un po’ arrabbiato. Prima una campagna elettorale tutta sul razzismo, poi Salvini accusato di razzismo, poi il caso della ragazza colpita a Moncalieri: l’uso strumentale del razzismo è evidente.

Comunque se dà tanto fastidio la richiesta di abrogare la legge, allora scriva che vorrei modificarla».
Diciamo anche che lei gode nel fare il sabotatore del politicamente corretto.
«Io sono contro il politicamente corretto. Destra e sinistra sono finite. La vera battaglia è fra chi ha una concezione individualista e nichilista della società e chi ne ha una comunitaria e identitaria, fra globalisti e sovranisti. Io la mia scelta l’ho fatta».

Sa benissimo che l’abolizione della Mancino non è nel contratto di governo e non verrà nemmeno discussa. Parlarne è solo propaganda.
«Certi temi sono importanti anche se non sono in agenda. Buona parte della classe politica non capisce che prima dell a politica vengono le idee. E che avere idee significa pensare il futuro. Se trent’an-ni fa si fossero previsti i disastri della globalizzazione ci saremmo evitati molti guai».

L’impressione è che voi leghisti stiate sdoganando idee che molti hanno ma si vergognavano a esprimere. «Noi stiamo dando voce a un’Italia che non l’aveva. C’è un mondo che si è stancato di non poter parlare. Se dico che per me la famiglia è quella formata da un papà e una mamma, che non abortire, a legge vigente, è meglio che abortire, che l’utero in affitto è una vergogna, dico quello che molti pensano. E infatti mi sostengono».

La Chiesa non sembra molto in linea con lei e la sua Italia. «La Chiesa oggi è molto divisa. E tanti cattolici italiani sono con noi».

A proposito: qual è stato il miglior Papa del 900?
«San Pio X, quello della condanna ai modernisti. Tra le altre cose, veneto come me».

Torni per un attimo a fare il ministro per la Famiglia e le Disabilità.
«I progetti ci sono e l’attesa è grande, anche perché è la prima volta nella storia italiana che esiste questo ministero. Però ci vogliono anche le risorse. Confido che arrivino dalla Finanziaria».

Confidare è bene, ma i soldi non ci sono.
«Aiutare famiglie e disabili è una scelta etica più ancora che politica. 0 l’economia è al servizio dell’uomo o l’uomo dell’economia. Se non riusciremo a essere vicini ai disabili, a fare qualcosa di concreto, vorrà dire che il ministro non serve. E ne trarrò le conseguenze».

Sia sincero: crede che andremo a votare prima per le Europee o per le Politiche? «Dipende da come andrà la Finanziaria».

Il collega grillino che le sta più simpatico?
«Di Maio».

E quello che le sta simpatico di meno?
«Diciamo che con Spadafora che va al gay pride le idee sono molto diverse. Nulla di personale, però».

Ammetta che le piace essere al centro delle polemiche. «No. Sono molto sereno. Vengo dal Saval, il quartiere delle case popolari di Verona, ho iniziato facendo il magazziniere, mi sono pagato gli studi e ne sono orgoglioso. Oggi sono ministro, voglio realizzare dei progetti e dire quello che penso. Se a qualcuno non sta bene, pazienza. Mi dispiace che i sinistri si arrabbino così. Io non ho rancori. Prego per tutti, amici e nemici». 

Alberto Mattioli

Politiche per le disabilità
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