Ministro Fontana:«Mi batterò contro il declino demografico» - Avvenire

2 giugno 2018

38 anni, Lorenzo
ha un
grande sogno: cambiare verso alla curva delle nascite. Ministro
leghista dell'inedito dicastero per la Famiglia e la Disabilità, il vicesindaco di
Verona- dov'è nato ed è stato consigliere
comunale, prima di diventare eurodeputato - ha moglie e una figlia di due anni, in braccio al papà entrando al Quirinale. Alla famiglia è unita la sua vita, e ora anche l'impegno politico.
Ministro, sarà un governo «family
friendly»?
Speriamo bene. Nel contratto si parla di
famiglia e soprattutto si dice quanto sia
importante invertire il calo demografico. Faremo tutto il possibile per sostenere le famiglie in particolare nella natalità. Mi batterò per avere tutte le risorse necessarie, spero ci sia la sensibilità per fare finalmente qualcosa di buono.
Altrimenti il Paese è destinato a un declino inesorabile.
È solo una questione di risorse o anche
di cultura diffusa?
Metà e metà. Purtroppo oggi i figli sono
visti come un peso, un impedimento per
la propria libertà, e non come una risorsa. Invece sono la cosa più bella, le famiglie con tanti figli sono splendide. Adesso c'è un impegno nuovo in un lavoro tutto da fare. Lo Stato deve capire che è suo interesse che ci siano più bambini, e che quindi deve investire facendo
quello che serve.
Negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza che la denatalità sia una vera emergenza. Quale novità può porta-
re questo governo rispetto a quanto si
è tentato di fare sinora?
Abbiamo l'obiettivo di rendere più accessibili gli asili nido, di abbassare l'Iva sui prodotti per l'infanzia, di combatte-
re l'ostracismo di cui sono oggetto le
donne quando hanno una maternità o
più di una. Bisogna aiutare loro e le aziende in cui lavora-
no. In generale, l'Italia ha una spesa in
percentuale sul Pil più bassa rispetto a
un Paese come la
Francia che non a
caso ha una natalità
diversa. Bisogna iniziare un'inversione
di marcia.
La nostra è una società poco accogliente nei confronti della vita. Come se ne esce?
Viviamo in un mondo nel quale è diffuso il relativismo che vuole creare un uomo individualista, isolato, privo di legami, semplice produttore e consumatore.
Un numero. La famiglia invece porta relazioni, educazione, senso di comunità,
ma questo non conviene al sistema economico oggi predominante, che fa di tutto per diffondere una cultura ostile alle
relazioni e alla vita. Bisogna tornare a far
capire che i bambini sono importanti, avere o non avere figli non è la stessa cosa, anche per il futuro di tutti.
Solo per una questione di sostenibilità
del Welfare?
Certo che no. I conti servono a far capi-
re che il crollo demografico è un problema economico e sociale, ma questa
è anche una battaglia culturale perché
un mondo dove le persone vivono prive di vincoli, legami e responsabilità non
piace a nessuno, e somiglia molto a una
dittatura. Oggi serve capacità di capirlo
per contrastare questa deriva.
Si assiste all'estensione del concetto di
famiglia ad altri tipi di unioni. Qual è il
suo pensiero?
Io penso ai bambini: per loro è fondamentale avere una mamma e un papà,
consapevoli e responsabili, che fanno
tutto il possibile per il bene dei loro figli. I bambini vanno tenuti al centro,
sempre.
Qualcuno ha già polemizzato sulla sua
nomina, ritenendola ostile ai gay...
Non sono contro nessuno, sia chiaro. Il
mio obiettivo è combattere il calo demografico. Nemmeno abbiamo cominciato,
non capisco le polemiche preventive.
Su questi temi potrebbero esserci motivi di frizione con gli esponenti di M5S?
Nel contratto di
governo abbiamo
deciso insieme
aiuti alla famiglia e
alla natalità, e per
me è questo che
conta. Sui temi etici è evidente che ci
sono sensibilità
molto diverse, probabilmente non
verranno affrontati da questa maggioranza. Lo ripeto: per me sarebbe
un motivo di
straordinario orgoglio invertire il declino della natalità.
Il governo può fare qualcosa per aiutare la tenuta delle famiglie?
Speriamo di riuscire a far qualcosa,
sarebbe importante. Bisogna punta-
re molto sulla famiglia perché è il nucleo fondamentale della società. Farò
tutto il possibile per aiutarla in ogni
modo.
L'associazionismo familiare in Italia è
molto vitale e guarda con interesse al
nuovo Ministero per la Famiglia. Che
messaggio si sente di inviargli?
Conosco tante associazioni, vorrei lavo-
rare insieme a loro per un futuro migliore
delle famiglie che mai come in questo
periodo sono sotto attacco. Lavoriamo
tutti assieme, senza paura, perché è una battaglia importantissima.
Un altro segnale è l'aggiunta della di-
s abilità nella denominazione del Mini-
stero, prima volta che accade. Quale valore ha?
Il grado di civiltà di una nazione si misura anche su quanto è in grado di aiutare chi è più in difficoltà e ai margini,
come le famiglie con disabili, spesso ignorate, ma che sono formate da veri eroi dai quali dobbiamo prendere esempio, valorizzandoli. Non devono
sentirsi più soli, se continuassimo ad
abbandonarli tradiremmo le nostre radici. Si parla tanto di spread e niente di
disabilità, ma è qui che dobbiamo
spendere risorse.
Ci sono disabili gravi che, sentendosi
un peso, sono tentati di farla finita...
Usciamo da dibattiti ideologici e mettiamoci accanto a quanti si si sentono
soli. L'errore più grave sarebbe continuare a fargli credere che nessuno si ricorda di loro.
Lei si professa credente. Della sua fede
cosa porta nell'impegno politico?
I valori che ispirano una civiltà
bimillenaria, non sapendo se sarò all'altezza.
Abbiamo la fortuna di credere in un Dio
che ama, che ci insegna a fare tutte le
cose senza odio. Non penso sia un difetto
essere cattolico, anzi, e oggi sento molto la responsabilità di fare del mio meglio per essere all'altezza.

Torna all'inizio del contenuto